A tu per tu con Ivo Romagnoli: “Vi racconto il mio amore per la recitazione”

Ivo Romagnoli
Ha iniziato a recitare per caso, spinto da un amico, e da allora non ha mai smesso. Il 2019 appena trascorso è stato un anno importantissimo per Ivo Romagnoli che, parallelamente alla sua carriera di attore, ha presentato con grande successo all’ultimo Mercato Internazionale Audiovisivo il documentario “Paolo Rossi – A champion is a dreamer who never gives up” in veste di produttore.
Tra un impegno e l’altro, Ivo Romagnoli racconta a News People i suoi progetti per questo 2020.

Ivo, come nasce la tua passione per la recitazione?
Ivo RomagnoliIo dico sempre che la recitazione è entrata nella mia vita come un tornado, travolgendo tutto e facendomi finalmente capire che cosa volevo fare della mia vita. La mia prima esperienza davanti ad una telecamera è stata come co-protagonista nel film “Non c’è tempo per gli eroi” di Andrea Mugnaini, prodotto dalla Malandrino Film di Firenze.
Andrea dopo avere studiato negli USA e aver vinto diversi premi per alcuni suoi cortometraggi in giro per il mondo, decise di fare il suo primo lungometraggio. Era sempre alla ricerca di spunti per arricchire la sua sceneggiatura e tramite amicizie in comune siamo arrivati a conoscerci e quindi a parlare del suo progetto. Dopo avermi ascoltato mi propose il ruolo di Giulio: io all’epoca (9 anni fa) stavo studiando architettura.
Girammo tutta l’estate e nonostante non lasciai Firenze neanche per un giorno ancora oggi la ricordo come l’ estate più divertente di tutta la mia vita. La svolta fu quando Andrea, ormai diventato un amico fraterno, mi disse che il film era stato preso in un festival di cinema indipendente in Puglia e mi chiese di accompagnarlo.
Il mio ruolo nel film era un ruolo abbastanza tosto perché interpretavo un personaggio tossico e alcolizzato dalle venature comiche. Mi aspettavo un pubblico di teenager… invece l’età media del pubblico in sala era di 80 anni. Ricordo che ero terrorizzato perché non ero mai stato davanti ad una telecamera fino a qualche mese prima, figuriamoci alla proiezione di un mio film. All’uscita dalla sala una coppia di anziani – un signore sulla sedie a rotelle e un altro con la maschera per l’ossigeno – si avvicinarono e mi ringraziarono perché guardando me per quelle due ore non avevano pensato ai loro problemi. Ho ancora i brividi tutte le volte che ci penso. Ho pensato immediatamente “Ivo, se nel tuo piccolo hai la possibilità di migliorare il mondo, hai trovato il modo: emozionare le persone”. Da quel momento ho sempre fatto di tutto per riuscirci.

Cos’è il cinema per Ivo Romagnoli?
E’ tutto! Mi fa sentire vivo, quando sono sul palco o davanti ad una videocamera sento sempre come se tutto il resto non contasse niente. Provo a lasciarmi andare completamente dando sempre il massimo e mettendoci tutto me stesso. Quando uno fa dei sacrifici (così chiamati dagli altri) con gioia per quello che vuoi raggiungere dovrebbe voler dire qualcosa giusto?

Secondo te come è possibile fare ancora cinema di qualità?

Credo, anche se non ho una esperienza tale per poterlo dire, che per fare film di qualità si dovrebbe seguire il messaggio che si vuole dare con quello che si racconta per arrivare a fare riflettere gli spettatori, senza farsi condizionare da altro.

Cosa ti ha spinto a produrre il documentario su Paolo Rossi?

Il documentario “Paolo Rossi – A champion is a dreamer who never gives up” l’ho realizzato con la mia socia Michela Scolari di FilmIn’ Tuscany per provare a fare capire alle persone che non importa da dove vieni ma solo dove vuoi arrivare. Paolo all’età di 17 anni ha avuto tre operazioni alle ginocchia. Provate ad immaginare cosa volesse dire un’operazione del genere negli anni ’70: i dottori gli dicevano che c’era la possibilità che non avrebbe più potuto neanche camminare. Ma lui cosa ha fatto? Ha lavorato sodo tutti i giorni della sua vita fino ad arrivare ad essere un campione del mondo.
Il progetto è stato scritto poi in maniera stupenda da Michela Scolari e successivamente siamo partiti con le riprese. Abbiamo inserito anche i bambini della fondazione rumena PARADA, una onlus rumena che con le arti circensi e teatrali cerca di portare via dalla strada i bambini il cui destino altrimenti sarebbe scritto in quanto costantemente esposti a droghe, prostituzione e stupri ecc… Cercano di dare una speranza a queste piccole creature perché come ce l’ha fatta Paolo a realizzare il suo sogno con sacrificio e tanto lavoro, ce la può fare chiunque.

Attore e produttore: se dovessi scegliere, cosa vorresti portare avanti?
Il mio bisogno primario è quello di recitare prima di qualsiasi altra cosa, quindi senza ombra di dubbio porterei avanti la recitazione, come sto già facendo.
Mi sveglio tutte le mattine all’alba per poter dedicare almeno due ore e mezzo alla recitazione, ai miei esercizi giornalieri che non tralascerei per niente al mondo. Questo mi permette di non trascurare il mio training da attore che non finirà mai, per poi così potere dedicarmi al resto. E’ la mia colazione che mi permette di affrontare la giornata a testa alta.

Attualmente a quale progetto ti stai dedicando?
Sto per iniziare un cortometraggio scritto da Ilaria Parlanti, altro talento incredibile della scrittura, e diretto da Franco Filippi che, come scrive l’autrice Ilaria “oltre a mostrare uno spaccato di vita quotidiana di chi combatte con una depressione clinica, il cortometraggio si propone di dare una riflessione più dettagliata di che cos’è è la morte ed ogni sua forma, della sopravvivenza ad un compagno o una compagna e di come, a volte, un semplice gesto di altruismo e gentilezza possa essere un germoglio per trasmettere una parte di noi stessi e diffonderla nel mondo“. Io sarò il protagonista insieme alla grandissima Annamaria Malipiero, alla quale sono molto legato, e a Francesca Cardinale. Subito dopo partirà un film ma per scaramanzia ancora non posso dire niente…


Il 2020 è appena iniziato: cosa ti auguri per questo nuovo anno?
Mi auguro solo una cosa: tanta salute. Di stare bene perché, come dice mia nonna, senza quella non si va da nessuna parte. Così come spero che tante persone smettano di arrabbiarsi, di brontolare e di litigare, cominciando ad apprezzare il fatto che sono vivi e che la vita è bella e unica. Non ci si rende conto di tante cose finché non le si perdono.

(photo credit Ilaria Costanzo)

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